Carnevale

CARNEVALE MASSAFRESE – LE ORIGINI
re-carnevale1Il Carnevale di Massafra è uno dei più importanti e festosi della Puglia, che dal 1953 vede sfilare nelle principali vie della città numerosi carri allegorici realizzati in cartapesta e allegri gruppi mascherati.
Com’è nato il Carnevale a Massafra lo racconta lo storico Roberto Caprara.
Occorre andare indietro di quasi sessant’anni, alla vigilia della Quaresima del 1951, per raccontare come, da uno scherzo goliardico, nacque poi quella che è, a tutt’oggi, la più longeva, sentita e popolare manifestazione laica di Massafra.
C’era, allora, un gruppo di giovanissimi, fra i sedici e i vent’anni, che in gran parte si riunivano in un minuscolo locale del Castello a preparare spettacoli teatrali nella Filodrammatica “Carlo Goldoni”: uno spasso!
Ma, come è logico, in quel gruppo c’erano gruppetti minori, legati da affinità elettive, ed uno di questi era formato da Cenzino Vinci, che sarebbe diventato medico, da Franco Rodio, che faceva il fornaio ma, emigrato a Torino, sarebbe diventato un eccellente tecnico della Candy, e da me. Facevamo lunghe passeggiate quotidiane, parlando di tutto, dai massimi sistemi ai libri che stavamo leggendo, all’organizzazione di piccoli scherzi, ma anche di problemi della Città, tanto che avevamo dato vita ad un giornale, l’Ago nel Pagliaio, che visse una vita gloriosamente breve e grama per comprensibili problemi finanziari, come è normale in chi non accetta padroni. Quel giornale era troppo in anticipo sui tempi per poter avere vita lunga, come meritava. Ma questa è un’altra storia.
In una di quelle lunghe passeggiate la lucida intelligenza di Cenzino Vinci ebbe un’idea luminosa alla quale immediatamente aderii: organizzare una beffa in grande per tutta la città pigra, sonnolenta, perbenista e codina e organizzarla in occasione dell’ultima domenica di Carnevale.
Fu così che, qualche giorno prima della data fatidica, in città si videro strani manifesti che annunciavano che ci sarebbe stata, in Piazza Garibaldi (che allora era ancora semplicemente “la Piazza”, il cuore pulsante di Massafra) nientemeno che una corrida, con tanto di tori, matadores, picadores, banderilleros!
Non vi dico le preoccupazioni angosciate dei “grandi”, dai soliti parrucconi “benpensanti” che temevano – o almeno così dicevano – per l’incolumità dei cittadini, alle Autorità civili, ai Carabinieri, ai Vigili urbani. Si arrovellavano sul problema, ma non riuscivano a venirne a capo perché non si riusciva a sapere chi fossero gli organizzatori.
Ma c’erano anche cittadini curiosi che all’ora stabilita (“Alle cinque della sera”, come insegnava la poesia di Garcìa Lorca) si accalcarono in Piazza, per vedere che cosa succedeva.
Ed in Piazza videro arrivare un serioso e bizzarro corteo, con tanto di toro e di quadrillas, con matador e tutto il resto, non escluso un veterinario in camice bianco e picadores a cavallo di manici di scopa. Si comprese allora (lo compresero anche i “benpensanti” e le Forze dell’ordine) che si trattava di uno scherzo carnevalesco e l’applauso scoppiò, liberatorio e spontaneo.
La corrida ci fu. Il toro fu matado secondo copione, con una elegante esibizione del matador che era, manco a dirlo, Cenzino Vinci. E il povero toro? Era di cartapesta e per dargli le doverose quattro zampe con cui muoversi era stato necessario dargli due coppie di gambe, che erano le mie e quelle di un antico e carissimo amico, persona quanto mai seria, sia allora che in seguito, tanto che ha insegnato per una vita Letteratura Latina in prestigiosi Atenei. Gli altri, e vi cito solo alcuni di quelli che siamo ancora in vita e che voi lettori potete interrogare per maggiori dettagli, erano Lello Di Bello, Giuseppe De Michele, Tonino Ripoli, mio fratello Attilio.
L’anno seguente ci riprovammo. Ma l’idea era ormai di dominio pubblico. Con il patrocinio del Circolo Enal (che era allora sulla Strada Maggiore, di fronte alla chiesetta della Trinità) si organizzò un primo, artigianale, paesano Carnevale, con premi (sì, ci furono anche i premi) poco più che simbolici. E i Massafresi si impadronirono volentieri di quell’idea festosa e bizzarra, la svilupparono nel tempo, ed oggi – malgrado piccole faide, dispettucci reciproci fra concorrenti, organizzazione non sempre perfetta – il Carnevale Massafrese va, e non è più figlio di un Dio minore fra le manifestazioni similari. Ha più di mezzo secolo ma non lo dimostra, perché ha scoperto il segreto dell’eterna giovinezza.
Conserva – e Dio lo guardi dal cambiare – il suo marchio d’origine di essere una manifestazione caotica, coinvolgente e “popolare” nel senso più nobile del termine, unico, diverso da tutti i corsi mascherati imparruccati con tanto di biglietto da pagare per assistere, irreggimentati ed immobili sulle tribune, alle sfilate dei carri. Fu forse fatto pagare il biglietto per assistere alla Corrida in Piazza, nel 1951?

Roberto Caprara

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