Corsi mascherati

1952: il primo corso mascherato
La primissima esperienza di un vero e proprio corso mascherato organizzato a Massafra si ha nel 1952.
In quest’epoca, infatti, culminarono tutte le precedenti esperienze carnascialesche, sia quelle popolari che quelle d’alto borgo, quest’ultime organizzate dai signori della città (i De Carlo, i De Notaristefani, i D’Eri, gli Spadaro) i quali mettevano a disposizione i loro salotti buoni per serate danzanti in maschera. Storicamente, poi, gli anni ’50 rappresentano per il popolo italiano gli anni della rinascita dopo la guerra, accresceva il desiderio di nuove esperienze di divertimento e di svago per lasciarsi alle spalle il triste ricordo di lutti e miserie.
Ed allora, a Massafra, città culturale sempre in fermento, salì alla ribalta il C.R.A.L. (Centro Ricreativo Assistenza Lavoratori) del commissario straordinario Carlo Morea, il quale, insieme a Espedito Jacovelli, organizzò il primo “corso mascherato a premi per adulti e bambini”; il concorso, era diviso in tre sezioni ben distinte e separate: carri allegorici, gruppi mascherati e maschere isolate. Nel bando pubblico si leggeva che, a differenza di ciò che accade oggi, sarebbe stata vietata ogni allegoria che avesse offeso la morale e lo spirito religioso; ed inoltre era vietato il riferimento politico. Un vero e proprio divieto di satira politica, indicativo di come la censura sia stata da sempre adoperata, come strumento di prevenzione.
I partecipanti, dunque, dovettero far fronte a questa rigida regola, ricorrendo a numerose e sempre più colorate fantasie; ciò è evidente soprattutto nell’albo d’oro dei carri delle prime edizioni, dove i titoli sono assolutamente scevri di ogni riferimento che potesse offendere la sensibilità, o meglio la suscettibilità, di qualche influente personaggio istituzionale. Vincitore di quell’anno fu la Filodrammatica “Goldoni”, fondata nel ‘46 da un gruppo di giovani attratti dal canto e dalla recitazione, che presentò “L’imperatore di Capri”, mentre a gruppi e maschere isolate furono assegnati piccoli premi in denaro e di consolazione.
E così comincia la storia del Carnevale più pazzo d’Italia, grazie all’iniziativa estemporanea del C.R.A.L.. Il suo successo costituì la base per lanciare ufficialmente la manifestazione. L’anno successivo, il 1953, si introduce stabilmente l’iniziativa del Carnevale Massafrese, con la prima edizione ufficiale, vinta dal carro “Disco Volante”, del gruppo di Roberto Caprara, che si aggiudicò l’ambìto premio di 12mila lire. A conferma del successo ottenuto dalla manifestazione ci fu una larghissima partecipazione per la categoria dei gruppi mascherati, con ben 29 adesioni.
Nel 1957 la macchina organizzativa si rafforzò ulteriormente, con l’organizzazione del corso mascherato a cura della Pro Loco, di recente costituzione: la kermesse carnascialesca acquistò di importanza e si arricchì di nuovi particolari, come l’allestimento di gruppi mascherati di clown dalle trovate goliardiche più riuscite. Comincia così l’ascesa della manifestazione sempre più seguita e partecipata e, di conseguenza, anche i carri allegorici vengono allestiti con scrupolosa attenzione, anche perché si sviluppano le prime rivalità tra carristi, come quella tra Antonio Pignatelli ed Espedito Jacovelli, che nei primi anni si sono spesso contesi la vittoria.
Le loro opere, e quelle dei loro colleghi, erano sovente ispirate alle canzoni di successo di quell’epoca: si va dalle canzoni napoletane, alla famosa “Casetta in Canadà”, da “Papaveri e Papere” a “Volare”.
Ma non sono soltanto i carri a farla da padrone, perché in ogni edizione viene introdotto un elemento di bizzarria. Il più prorompente fu il manganello, che impazzò nelle strade a partire dall’edizione del 1962, anno in cui si è calcolato che se ne siano venduti ben settemila nella sola giornata di domenica. Riscoperto dopo anni di uso timido e parsimonioso, perché foriero di evidenti riferimenti politici poco rassicuranti, il manganello divenne lo strumento insostituibile per i clown più scatenati. Ed ancora: il trionfo dei coriandoli rendeva l’esplosione dei colori sempre più sgargiante.
Di pari passo il concorso dei gruppi e dei carri aumenta d’importanza a tal punto che le schede dei giurati, prima dell’apertura, vengono consegnate alle Forze dell’ordine. È il segno che anche la rivalità tra i carristi cresce, così come la qualità della cartapesta, malgrado le ristrettezze del percorso del corso mascherato, previsto sulla angusta via Vittorio Veneto, la cosiddetta strada maggiore. Si arriva così agli anni ’70, pieni di grande attesa, con il Carnevale Massafrese prossimo a compiere le nozze d’argento. Ma l’attesa non fu ripagata pienamente, a causa di un’organizzazione non sempre puntuale, che avrebbe anticipato le questioni tutt’ora ancora irrisolte. Poi, come sempre, la storia di una manifestazione rispecchia il corso degli eventi nazionali ed internazionali e la forte crisi economica della fine degli anni ’70 influenza il carnevale, che, tra le bizze del meteo e della politica, conosce un periodo di lieve declino: testimonianza ne è la penuria di carri allegorici, ridotti in un numero di tre nelle edizioni del ’78, del ’79 e dell’80. Occorreva, dunque, un forte rilancio che sarebbe arrivato con  Gianni Jacovelli, figlio dell’indimenticato Espedito, pioniere della manifestazione, il quale, nel 1981 diviene presidente della Pro Loco. Iacovelli diede una spinta decisiva, dal punto di vista organizzativo, affinché la kermesse riprendesse gli antichi fasti: decisivo fu il cambiamento del percorso del corso mascherato: si passò dall’antica e ormai troppo stretta via Vittorio Veneto, che impediva ai carristi di realizzare opere più grandi, all’ampio Corso Roma, all’epoca strada di periferia. Di lì si proseguiva per Corso Italia, fino alla piazza Garibaldi, sostituita ancora in seguito da piazza Vittorio Emanuele.
I risultati furono subito visibili. Gli anni ’80, soprattutto sul finire, conoscono uno sviluppo ed un fermento carnascialesco senza precedenti, e forse irripetibile, testimoniato dal grande coinvolgimento della popolazione massafrese che invade, come un mare di folla, le strade insieme ai tanti forestieri. Cresce il numero dei carri allegorici, spesso supportati dalle coreografie di centinaia di figuranti ed i gruppi arrivano a superare abbondantemente la trentina: un vero boom! Nascono così i successi de “I figli di Troia” (’82), “La presa della Pastiglia” (86’), “I Tirolesionati” (’87) e “Arrip a’ zampogn p quann abbsògn” (’88), portati in auge dal gruppo di Antonio Mappa e dalla maestria dell’artista, Angelo Krol, che curano soprattutto l’aspetto goliardico. Ma migliora moltissimo anche la cartapesta dei pupi e nelle allegorie sale alla ribalta la satira di costume ed il mondo della televisione, che negli anni ’80 conosce il fenomeno berlusconiano della Tv commerciale. “Rockfeller animation express…verso un mondo migliore” riprende il successo del pupazzo ventriloquo, mentre nell’89 grande spazio si dà al cantante emergente Jovanotti, raffigurato in ben tre carri. Ed il primo premio se lo aggiudica, manco a farlo apposta “Un successo da leone con Jovanotti”. Ma in questo periodo anche la sezione dei gruppi mascherati raggiunge una grande partecipazione, grazie alla quale si sviluppa la rivalità tra le parrocchie massafresi, dedite a radunare il maggior numero di figuranti al seguito. Tutto ciò crea un clima di forte attesa febbrile per la kermesse, mentre le opere in cartapesta continuano a fare salti di qualità nei colori, nelle fattezze, nei movimenti, soprattutto nelle dimensioni, ormai mastodontiche: cominciano a farne le spese insegne e segnali stradali, puntualmente abbattuti dai grandi pupi. Nel 1990, i carri (ben 16, un record tutt’ora), cominciano ad essere allestiti nel piazzale antistante l’ospedale, per il piacere degli abitanti della zona che seguiranno da vicino le fasi di allestimento. Dopo gli avvenimenti internazionali della Guerra del Golfo che fanno saltare l’edizione del ’91, l’anno dopo si torna alla carica: 14 carri, tra cui alcuni rimasti nella memoria di tanti visitatori e cultori. Vince il carro dedicato agli Spagnoli “Se la festa ve gusta flamenco, nacchere e passion, vi invitiamo a ballar” di Festa e Monaco, che ripercorre un classico genere del Carnevale Massafrese: l’omaggio ai popoli. Da ricordare, quell’anno, per le sue grandi dimensioni, l’opera dedicata al Dio Nettuno, con un imponente pupo principale (forse il più mastodontico mai realizzato a Massafra), che riuscì a sfilare con grandi difficoltà, facendosi largo tra i numerosi visitatori e gli edifici di Corso Roma. Le vicende nazionali (Tangentopoli) e l’esplodere della crisi economica si riflettono anche questa volta nel carnevale, ma solo per breve tempo: nel ’93 solo 6 carri. Si riparte alla grande, alla ricerca della più sfrenata tecnologia, con i movimenti ormai meccanizzati; e c’è qualcuno che esagera, preparando nel ’94 un carro “spaziale” con il pupo principale programmato per trasformarsi da navicella a “uomocyborg”.
Il risultato non è dei migliori e lo stesso team, scottato dalla precedente esperienza, tornerà due anni dopo ai più artigianali tiranti nel carro dedicato ai Messicani. Nell’edizione del ’96, poi, la tradizione carnascialesca massafrese subisce una perdita davvero grave: il destino vuole che proprio nei giorni della manifestazione ci lascia uno dei personaggi più amati del nostro carnevale, Gilberto Gallo, il creatore di una delle maschere tipiche del Carnevale Massafrese, il “Gibergallo”. Sul fronte organizzativo, negli gli anni ’90 si avverte la necessità di costituire la fondazione, per rendere stabile la macchina organizzativa: ma è un fuoco di paglia. Si susseguiranno anni di luci e ombre, con alcune edizioni organizzate all’ultim’ora, ma poi culminate con il consueto successo e trionfo di luci e colori. Siamo al fatidico varco del terzo millennio e nel 2003 cade il cinquantenario, grazie al quale la manifestazione vive un sussulto, culminato con un traguardo storico e tanto agognato: la partecipazione alla lotteria nazionale del Carnevale.
In questi ultimi anni, più di prima, divampano le rivalità tra i carristi e spesso l’esito della classifica finale crea malumori. Malumori sopiti solo per poco dalla consegna, avvenuta nel 2005, dei locali dell’ex macello comunale ai cartapestai, da sempre desiderosi di utilizzare strutture adeguate per realizzare le splendide opere e preservarle dalla pioggia, che spesso ha fatto da guastafeste, mortificando il lavoro e il morale dei carristi. E loro, come nello stile impeccabile del carnevale, ci hanno pure giocato sopra dedicando alcuni carri all’argomento: da “I promessi Capannoni” (’94) a “L’illusione continuerà?” (’95).
Una trovata di grande ironia da parte di coloro che da sempre, nonostante le difficoltà, sono considerati i veri protagonisti del carnevale.

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