“Ciao Fedè, non muore chi vive nel cuore di chi resta”

L’ADDIO A FEDELE CORRE SU FACEBOOK

«Ciao Fedele… ricorda, per noi sarai sempre vivo…».
I suoi compagni di lavoro lo salutano su Facebook. Più di duecentocinquanta iscritti, fiumi di parole e una trentina di immagini per ricordare alcuni dei momenti più belli vissuti da Fedele Santovito, il giovane 23enne massafrese, dipendente dello stabilimento Alenia di Grottaglie, che nella serata lunedì scorso ha perso la vita in un incidente stradale, sulla Statale 100, all’altezza dell’Ilva, poco prima delle 18, mentre si recava a Taranto per acquistare un nuovo paio di scarpe. Alle 22, sarebbe scattato il suo turno all’Alenia. Ma Fedele sul luogo di lavoro da quel momento non è più tornato.
È salito sul Boing diretto in cielo. Un volo giunto troppo presto per essere l’ultimo.
La salma di Fedele è arrivata a Massafra ieri mattina, intorno alle 12.30, nella chiesa di San Leopoldo piena di fiori e tappezzata di foto e pensieri di tanti giovani fermati sulla carta.
Mentre dalle 17.56 di martedì, a 24ore dalla tragedia, continuano a scorrere sulla “rete” i messaggi degli amici più cari. È stato il collega Vincenzo Rosafio a dedicargli una pagina sul social network più diffuso al mondo, che abbraccia tutti gli internauti.
«Mi è venuto spontaneo creare un gruppo in suo onore, anche se non ce n’è bisogno per ricordarlo per sempre», scrive.
Tantissime le testimonianze d’affetto. «Un altro angelo è volato via… ciao Fedele»; scrive Ornella.
«Ogni volta che ero giù a Massafra passavo davanti alla serranda del tuo box e la vedevo mezza aperta… pensavo “sarà  Fedele o il padre?”, poi partiva un giro di basso. Eri tu. Voglio pensare che adesso continui a suonare, anche se la serranda resterà abbassata, magari per concentrarti di più»; «mi avevi promesso che un giorno avremmo suonato insieme, dovevamo formare un gruppo di musicisti “Aleniani”… la vita è una cosa stupenda… cazzo, non può finire così! Resterai sempre nei nostri cuori! Ti ricorderò così… allegro, scherzoso e sorridente. Ti vogliamo bene!!!». Giovanni e Matteo ricordano la passione di Fedele per la musica, bassista in vari gruppi locali, tra cui i Voyd.
Tutti di Fedele ricordano la grande voglia di vivere, l’incommensurabile sorriso, la contagiosa allegria, la dolcezza, il grande senso dell’amicizia. «Sarai per sempre con noi… mai potremo dimenticare il tuo sorriso e le tue follie… ricordo ancora la sera in cui dicesti che ero la tua regina… è così che ti voglio ricordare», scrive Sara.
«Ciao Fedè siamo Manu e Lu… è stato davvero bello aver conosciuto una persona così speciale cm te… grazie per la cioccolata calda che ci hai offerto in un freddo pomeriggio d’inverno… grazie per averci suggerito un frustino cm regalo… e grazie per tutti i sorrisi che ci hai regalato».
La notizia della tragica scomparsa di Fedele è presto rimbalzata  negli stabilimenti americani di Boeing e Charleston dove si trovano in trasferta molti giovani tarantini.  La rabbia e lo sconforto sono racchiusi nel messaggio di Betty: «Non è possibile… non può essere successo veramente… al ritorno in Italia non c sarai più… ed ora??? eravamo rimasti con un “C  vediamo a Febbraio ke poi mi devi raccontare dell’America…” non é giusto… no, no, no!  mi dispiace troppo… t abbraccio forte Fedele, ovunque tu sia ora… maledette strade! …non t dimentikeró».
E nello stabilimento di Grottaglie, sulle fusoliere in partenza per gli Stati Uniti campeggia una dedica: «Fedele vola in cielo… sei nei nostri cuori». Intanto, nel pomeriggio di ieri, si sono svolti i funerali officiati da don Andrea Cristella, don Giuseppe Oliva e don Michele Quaranta. Nell’omelia, incentrata sul significato della Resurrezione, quale momento della vittoria sulla morte, don Andrea ha ricordato «il grande amore seminato da Fedele nel suo breve passaggio terreno».
All’uscita dalla chiesa un lungo applauso ha rotto il silenzio con cui centinaia di persone hanno reso l’estremo saluto a Fedele, al fianco di papà Antonio, mamma Tonia e della sorella Maridea. E ancora da Facebook Mariella rammenta «Nessuno muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta… arrivederci fedè!».
Debora Piccolo

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Intergrazione interculturale nel rione Gesù Bambino

Un momento del concerto (foto Francesca Piccolo)

Un momento del concerto (foto Francesca Piccolo)

Albania e Romania, soprattutto, ma anche Marocco, Cina, India, Tunisia, Senegal, Brasile, Ucraina, Congo e Sri Lanka. Sono i Paesi di provenienza della stragrande maggioranza degli extracomunitari presenti nel territorio massafrese, in possesso di residenza (più di 500) o no.
Disseminati in diverse zone della città, si concentrano maggiormente nel Centro storico, soprattutto nel quartiere di Gesù Bambino, nel quale si erge imponente il Santuario omonimo. Approdati, in seguito agli sbarchi, nelle vie del Borgo antico, raggiungono abitazioni di fortuna, cercate loro da parenti ed amici, giunti a Massafra prima di loro. Spesso, ad arrivare per prima è la coppia, qualche tempo dopo, i loro figli, accompagnati da famigliari. Sono musulmani o ortodossi, non sempre praticanti. Lavorano nei campi e come muratori. Le donne sbrigano i servizi domestici in casa di famiglie benestanti o assistono gli anziani, come badanti. In alcuni casi, raggiunta una buona posizione economica, lasciano la città vecchia e acquistano casa nei quartieri in espansione.
Don Eugenio Fischetti, da nove anni parroco della comunità di “Gesù Bambino”, racconta di una prima cospicua ondata di albanesi, negli anni scorsi (125 famiglie nel 2000), attualmente ben integrati, nel complesso, nel territorio massafrese, e di una recente ondata di rumeni.
La convivenza con i residenti della zona, secondo quanto ci è stato detto, è piuttosto pacifica. Gli immigrati, inoltre, apprendono facilmente la lingua, primo passo per la comunicazione e l’inserimento.
Don Eugenio si impegna, il più possibile, per aiutare gli stranieri in difficoltà, distribuendo viveri e vestiario, raccolti dai gruppi Caritas della città, dalle associazioni di volontariato o donati da persone generose, e favorendo l’inserimento. Anche la gente del posto, quando può, offre loro una mano, cercando di superare la diffidenza, piuttosto diffusa.
Sono tre i percorsi da intraprendere, secondo il parroco: la scelta pastorale delle relazioni, come indicato dal 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona; la diffusione della condivisione dell’uso dei beni; una maggiore attenzione al Centro storico, perché torni ad essere il cuore della città, decentrando ad esempio gli uffici e sviluppando attività commerciali.
L’integrazione tra bambini comincia a scuola e si rafforza frequentando assieme il catechismo. Nel quartiere, insiste il 3° Circolo “San Giovanni Bosco”. Attualmente, sono sette i bambini di nazionalità straniera che frequentano la scuola, venti se si considerano anche gli altri plessi di cui si compone l’istituto, siti in diverse zone del paese.
«La scuola – spiega la dirigente Grazia Castelli – ha dovuto prendere consapevolezza dei minori stranieri, nuove persone che hanno alle spalle situazioni diverse, che vanno esaminate caso per caso. Inseriti in classi con alunni della loro stessa età, ricevono un supporto per seguire le lezioni. Per quanto riguarda l’apprendimento della lingua, sono gli stessi compagni di classe i mediatori culturali, che aiutano i loro nuovi amici ad imparare l’italiano». Di qui, la necessità di mettere in atto un percorso di educazione interculturale, attraverso vari progetti, che deve partire da una visione etno-plurima e dalla consapevolezza che ci sono più punti di vista che devono essere introdotti nella sfera dell’educazione della scuola.
Francesca Piccolo

Note italo-africane nella chiesa del Sacro Cuore

concerto-italo-africanoScambio culturale e accoglienza: così si costruisce l’integrazione. Domenica sera, i ragazzi africani ospiti della Caritas della diocesi di Castellaneta, una settantina, sono stati accolti dalla comunità parrocchiale del “Sacro Cuore di Gesù”.
La serata, all’insegna della solidarietà e dello scambio culturale e musicale, si è aperta con una messa bilingue, in italiano e in inglese, e si è conclusa con un concerto italo-africano, presentato da Lina Serini. Nel saluto iniziale, un rappresentante degli immigrati, originari del Ghana, della Nigeria e del Burkina Faso, ha espresso, a nome di tutti, la gratitudine alla Chiesa per la fraterna accoglienza e per l’aiuto fornito. Scappati da conflitti etnici e religiosi, situazioni di povertà e persecuzione politica, gli extracomunitari sono ospiti a Castellaneta Marina.
L’evento, fortemente voluto dalla Caritas diocesana, è stato organizzato in collaborazione con l’ “Accademia Musicale” del maestro Rino Mottola, e con il patrocinio del Comune di Massafra.
Musica e danze africane si sono alternate a canti della tradizione popolare italiana, nella gremita aula multimediale “San Paolo”. I ritmi trascinanti della musica africana hanno coinvolto i numerosi presenti, in un’atmosfera di gioia e speranza per il futuro.
In chiusura, sono intervenuti il parroco don Fernando Balestra, don Mario Cisternino e il direttore della Caritas diocesana, Antonio Sportelli.
«Il mio grazie – ha affermato don Fernando – va a questi ragazzi, che ci hanno dato la possibilità di vivere questo momento di gioia. Son convinto che questa gioia sia arrivata anche nelle loro terre, tra le loro famiglie. Spero che possiate essere accolti e portare la vostra cultura e la vostra ricchezza nella nostra terra».
Don Mario e il professor Sportelli hanno ringraziato, invece, la comunità parrocchiale per l’accoglienza riservata ai ragazzi africani. «Con la vostra presenza e con i vostri applausi – ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana – avete realizzato un sogno del vescovo. Questi ragazzi, mi disse monsignor Pietro Maria Fragnelli, quando arrivarono lo scorso ottobre, hanno bisogno di un sorriso. Vi invito a guardarli con occhi di affetto e di amore». Francesca Piccolo