Giovedì, incontro in Archeogruppo sul mistero di Antikythera

Giovedì 25 novembre, alle 19, presso lo Spazio Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2, a Massafra, si terrà il primo appuntamento con gli Incontri in Archeogruppo di questo nuovo anno sociale sul tema “Gli ingegneri in età ellenistica e il mistero di Antikythera”. In genere, si considera la figura dell’ingegnere come il frutto dell’era moderna e della rivoluzione industriale, ma la realtà è diversa. Dopo la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., la cultura greca, munita di strumenti raffinati ed efficaci per l’analisi del pensiero, si diffonderà nei territori dell’ex-impero e giungerà in contatto con la millenaria cultura mesopotamica ed egiziana, che avevano sviluppato una primitiva cultura tecnologica, basata sull’approccio empirico.
Dalla fusione sinergica tra queste culture differenti si svilupperà una vera e propria rivoluzione scientifica e tecnologica, che si inquadra nel fenomeno più ampio dell’ellenismo e che vedrà come protagonisti, tra gli altri, ingegneri del calibro di Ctesibio, Filone di Bisanzio, Archimede ed Erone. Il meccanismo di Antikythera, trovato casualmente agli inizi del ‘900 nel relitto di una nave affondata in prossimità della piccola isola di Cerigotto, è la testimonianza più concreta della capacità scientifica e tecnologica raggiunta dalla civiltà ellenistica e ci racconta di scoperte lontane e ingegneri validissimi, che, dopo più di duemila anni, non possiamo non sentire vicinissimi proprio al nostro spirito di uomini tecnologici moderni.
Relatore della serata sarà l’ing. Antonio Tagliente. Laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Torino, dove ha superato anche l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione, ha frequentato poi il corso di Project Management presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano. Dopo un’esperienza di lavoro sulle coste del Mar Rosso (Arabia Saudita) nella costruzione di una centrale elettrica e di un dissalatore multistadio, è rientrato in Italia, lavorando prima in Sicilia (nella costruzione di moduli off-shore per la ricerca di gas metano nel Mar del Nord) e poi a Verona e a Milano (nella progettazione e costruzione di impianti di cogenerazione per la produzione contemporanea di energia elettrica e termica). È attualmente Dirigente tecnico presso il gruppo Ravagnan Spa, di Padova, leader nel settore del Trattamento Acque Industriali sia in Italia e sia all’estero (Francia, Spagna, Germania, Russia, Messico). Ricopre anche l’incarico di Amministratore Delegato della Ravagnan Gestione Impianti, una delle società del gruppo e di coordinatore tecnico della Tecoelettra srl, società operante nel settore dell’impiantistica elettrica e dell’automazione industriale.
È iscritto all’Ordine degli Ingegneri ed è Consulente Tecnico d’Ufficio presso il Tribunale di Taranto. Appassionato, sin da studente, di storia della scienza ed in particolare di storia dell’ingegneria, ha già tenuto due conversazioni, entrambe organizzate dagli Amici dei Musei, presso il Museo Archeologico di Taranto: una dal titolo “Leonardo da Vinci e gli ingegneri del suo tempo” e l’altra “Gli ingegneri in età ellenistica e il mistero di Antikythera” che ci riproporrà appunto in questo incontro. Dall’anno 2005 è socio degli Amici dei Musei di Taranto.

MERCOLEDI’ 24 NOVEMBRE, ALLE 18.30, NEL TEATRO COMUNALE
In prima nazionale, la presentazione del nuovo libro del giornalista e scrittore lucano Raffaele Nigro “FERNANDA E GLI ELEFANTI BIANCHI DI HEMINGWAY”. L’evento è organizzato dall’associazione culturale Max Cavallo.
“Negli anni Cinquanta, Fernanda Pivano aveva convinto Ernest Hemingway a compiere un singolare viaggio in Lucania a caccia di un misterioso animale, una specie di mammut, un gigantesco bue bianco con lunghe zanne, che secondo la leggenda popolava in tempi antichi la regione e che, in base a presunti avvistamenti, abitava ancora i boschi tra il Pollino e la Sila. Comincia così un viaggio che diventa un’immersione nelle leggende popolari, e insieme l’occasione per un’inaspettata storia d’amore tra il vecchio scrittore e una giovane antropologa. Questo episodio dimenticato, che la stessa Pivano avrebbe raccontato a Raffaele Nigro, si svolge in quella zona di confine tra aspirazione alla felicità e desiderio di morte che rappresenta il cuore non solo della personalità di Hemingway, ma anche della grande letteratura del Novecento.” Partecipa il prof. Ettore CATALANO, Ordinario di Letteratura Italiana della Facoltà di Lettere Università del Salento

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