Furto ai Santi Medici rubate due tele del 700

MASSAFRA – Due tele della seconda metà del Settecento raffiguranti le immagini di San Biagio e della Divina Pastora sono state trafugate nella notte tra domenica e lunedì dalla chiesa dei Santi Medici situata nel cuore del centro antico.
A denunciare il furto, ieri pomeriggio, è stato il parroco don Salvatore Di Trani recatosi nella chiesa dopo l’allarme dato da un passante che aveva notato la porta dell’ingresso principale spalancata, solitamente chiusa. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri della locale Compagnia intervenuti sul posto insieme agli uomini della Sezione Rilievi del Comando provinciale, i ladri si sarebbero introdotti nell’edificio calandosi dal campanile. Indisturbati, hanno asportato le tele dai muri dei due altari laterali e si sono dileguati uscendo dal portone d’ingresso, facendo perdere ogni traccia. Nessuno, al momento, è in grado di stimare il valore economico delle opere. Quel che è certo è che si tratta di lavori di notevole valore storico-artistico. «Le tele – spiega monsignor Cosimo Damiano Fonseca, presidente della Commissione per i Beni culturali della Diocesi di Castellaneta – fanno parte della serie di pale d’altare devozionali prodotte dagli atelier napoletani che nel Settecento hanno avuto una grande diffusione». Il dipinto della Divina Pastora, sull’altare destro, datato 1773, è del pittore De Mauro, mentre non si conosce l’autore della raffigurazione di San Biagio che dominava l’altare sinistro. Il parroco è convinto che si sia trattato di un furto eseguito su commissione e punta il dito sul problema della tutela della zona, difficile, per la sua conformazione urbana, da controllare. «Occorrerebbe un sistema di videosorveglianza per prevenire questi episodi, già verificatisi in passato – commenta don Salvatore – . Purtroppo, c’è gente disposta a tutto pur di guadagnare dei soldi. Invito i pensionati ad impiegare parte del loro tempo in azioni di volontariato per la salvaguardia del patrimonio paesaggistico della comunità».
Debora Piccolo, La Gazzetta del Mezzogiorno
(foto Mariella Putignano)

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